CARDO SANTO (Cnicus benedictus)
Queste erbe preziosissime sono state fino a pochi
decenni fa superprotette e fortemente ricercate nei campi e nei
boschi. La Scuola Erboristica Salernitana divinizzava, e a giusta
ragione, le proprietà depurative ed epatoprotettrici di queste
erbe; poi con l'avvento della moderna chimica farmaceutica nessuno
se ne è più occupato, tranne proprio le case farmaceutiche,
che ad esempio dal cardo mariano estraggono la "silimarina",
sostanza depurativa per il fegato. Ma nessuno più va nei
campi a cercarli per farci decotti o minestre, anzi dai contadini
moderni sono visti come forti infestanti e quindi combattuti con
i diserbanti. La famiglia dei cardi è numerosa; fra essi
spicca il cardo santo il cui nome evidentemente deriva dai "miracoli"
che esso faceva per la salute dei malati.
Proprietà: i suoi principi
amari, simili a quelli del carciofo (ma molto più potenti)
sono fortemente coleretici (aiutano cioè il fegato a produrre
bile) e colagoghi (aiutano cioè la cistifellea a espellere
bile).
Come si usa: le radici e le foglie
giovani sono ottime anche dal punto di vista alimentare. Ricordo
che un giorno, al simpatico programma di Antonella Clerici cui partecipavo
come dietologo, un mio caro amico appassionato di erbe, Tonino Chigi,
portò delle radici di cardo santo cucinate al forno: semplicemente
una delizia. Ottima maniera per mangiare bene e curarsi nello stesso
tempo; gli americani in questi casi parlano di "nutraceuti":
alimenti che curano.
Per sfruttarne appieno le proprietà mediche usare decotti
di radici e infusi di foglie.
-->
indietro --<
|